Home News Contro il frastuono del mondo: Davide Mancini torna con “Effimeri, Erranti e Vagabondi”

Contro il frastuono del mondo: Davide Mancini torna con “Effimeri, Erranti e Vagabondi”

by Redazione Web
Effimeri, Erranti e Vagabondi

Con “Effimeri, Erranti e Vagabondi”, Davide Mancini conclude il percorso artistico iniziato con Madame Gerbelle, consegnando un album che guarda alle inquietudini del presente senza rinunciare alla ricerca di una possibile via d’uscita.

Otto brani, divisi tra italiano e dialetto valdostano, compongono un lavoro in cui l’arte, la natura e il legame con la propria terra diventano strumenti per alleggerire il peso di un tempo segnato da fragilità, conflitti e smarrimento.

Il cantautore valdostano racconta il nuovo disco partendo dal valore della creatività vissuta con umiltà, riflette sul ruolo della musica d’autore come stimolo al pensiero critico, spiega la scelta di sperimentare con il patois e rivendica la natura come autentico spazio di resistenza all’omologazione contemporanea.

Con lo sguardo già rivolto al futuro, Mancini ripercorre anche l’evoluzione della sua scrittura e di una carriera costruita tra ricerca artistica, collaborazioni prestigiose e un legame mai reciso con le proprie radici.

INTERVISTA

“Effimeri, Erranti e Vagabondi” nasce da una domanda molto precisa: come trovare serenità in un’epoca caotica. Durante la scrittura dell’album hai trovato anche delle risposte personali che non ti aspettavi?

Si, ho avuto la conferma di quanto sia importante vivere la creatività con umiltà e gratitudine. In questo lavoro ho cercato, infatti, di allontanarmi tantissimo dal frastuono del mondo. Ho inseguito con leggerezza e consapevolezza la gioia della creazione, senza mai pensare a niente che non fosse la piacevolezza del tutto.

Il singolo “Sono un tipo problematico” usa l’ironia per raccontare un disagio molto contemporaneo. Pensi che oggi la musica d’autore debba anche provocare e stimolare una riflessione sociale, oltre che raccontare emozioni?

Penso che la musica possa stimolare o invitare a riflessioni anche di natura sociale. Sempre senza protervia, senza immaginare di dettare la linea a nessuno, ma semplicemente ponendo delle osservazioni o delle provocazioni sul piatto di chi ascolta. Avere delle idee che siano dissonanti oggi è una rarità

Nel disco convivono italiano e dialetto valdostano. Quanto è stata una scelta artistica e quanto, invece, la necessità di raccontare certe emozioni attraverso una lingua più intima e legata alle tue radici?

L’utilizzo del patois è stata una scelta primariamente linguistica, volevo sperimentare calchi semantici, forestierismi, francesismi, anglicismi, insomma tutta la gamma dei suoni che caratterizzano il dialetto franco provenzale. E’ stata una gioia per me mettermi in discussione con un dialetto che è molto complesso e che è profondamente radicato all’interno della mia Regione.

La natura e la Val d’Aosta diventano quasi un rifugio spirituale all’interno dell’album. Credi che il legame con il territorio sia oggi una forma di resistenza culturale rispetto alla velocità e all’omologazione del nostro tempo?

Assolutamente sì, la natura dei propri luoghi, soprattutto quando ancora poco antropizzata, rimane una forma di straordinaria resistenza e riflessione. Grazie alla natura si può vivere fuori dalla gazzarra del mondo, fuori dall’omologazione imperante, fuori dal peso del sistema.

Questo lavoro chiude idealmente la trilogia iniziata con Madame Gerbelle. Guardandoti indietro, quale pensi sia il cambiamento più significativo nella tua scrittura e nella tua visione artistica, e cosa immagini possa arrivare dopo la conclusione di questo percorso?

Sono cambiato, rispetto a “Madame Gerbelle” e “Poesia e Democrazia”, nel senso che ho fatto numerosi progressi con lo strumento e la voce. Ho anche imparato a lavorare in maniera differente con i testi, ma in definitiva devo dire che sono molto debitore ai musicisti straordinari con i quali ho collaborato, su tutti Ivan Ciccarelli e Massimo Spinosa. Il mio futuro sarà ancora dedicato alla creazione e produzione di canzoni, ho ancora numerose suggestioni da seguire e mi piace pensare che il futuro mi permetterà di concretizzarle.

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